Le architetture vernacolari da pesca: i Trabucchi (o trabocchi)

Semplicità dei materiali e complessità strutturale: una sapienza costruttiva tramandata nel tempo. I trabucchi sono antiche macchine da pesca, architetture vernacolari in legno tipiche delle coste adriatiche di Gargano e Abruzzo.

Trabucco di Punta Tufano all’alba. Località Vallevò, Rocca San Giovanni (CH). Foto di Denio di Nardo

 

I trabucchi sono architetture effimere dalla precaria bellezza, icone del paesaggio costiero adriatico, archetipo del costruire efficiente, con materiali e maestranze locali, a costo zero. Queste architetture vernacolari da pesca assumono differenti denominazioni, a seconda dell’area geografica di appartenenza. Così, nella regione garganica della Puglia, sarà Trabucco; mentre in Abruzzo e Molise viene chiamato Trabocco. Dire l’uno o l’altro equivale ad esprimere lo stesso concetto seppur, come vedremo più avanti delle sottili differenze esistono. Per questo, nel testo, userò indistintamente l’uno o l’altro termine. Piccola digressione: ne esistono di versioni diverse ma più semplici anche in altre parti d’Italia, sulle coste laziali (bilancioni) e romagnole e nella laguna veneta.

La struttura del Trabocco, solida e robusta, è un ingegnoso esempio di sostenibilità: autocostruzione (frutto di sapienza costruttiva, tramandata oralmente), materiali locali e naturali (struttura in legno e canapa per le giunzioni), rispetto per l’ambiente e reversibilità (ogni elemento può essere rimosso senza danni all’habitat). Questo perché il vernacolonon segue capricci né mode … si commisura alle dimensioni umane e ai bisogni umani, senza fronzoli, senza l’isteria del progettista…il semplice affidarsi a materiali edilizi locali garantisce il persistere di metodi costruttivi nobilitati nel tempo.” (B. Rudofsky)

Musa di genti e di poeti, che ha ispirato D’Annunzio nel suo celebre racconto “Il trionfo della morte”, il trabucco è un raffinato prototipo di architettura bioclimatica, una maniera del costruire in sintonia con la natura, fatta di comprensione e rispetto. Un’architettura spontanea, regionale, vernacolare, espressione del “genius loci” e magistrale sintesi costruttiva, che combina la semplicità dei materiali, con la complessità della concezione strutturale. Negli ultimi anni, anche grazie ad una forte promozione turistica, è in corso una capillare opera di riqualificazione dei trabucchi storici, alcuni scomparsi, altri ridotti a ruderi o impronte di carcasse marine.


Storia, origine ed evoluzione

New York, 1964. Al MoMa (Museum of Modern Art) va in scena una mostra fotografica allestita dall’architetto austriaco Bernard Rudofsky dal titolo “Primitive Architecture“. Accanto alle numerose testimonianze di architettura vernacolare sparse per il mondo (Stonehenge, trulli pugliesi, capanne primitive in Asia e Africa, edifici in terra cruda, villaggi fortificati, case-palafitta, magazzini-fortezze, case-grotta della Cappadocia in Turchia), fecero la loro comparsa – per la prima volta in un museo – anche i Trabucchi (o Trabocchi). Da allora, la fama, l’interesse e la curiosità intorno a queste antiche macchine da pesca crebbe in modo esponenziale.

Trabucco Garganico, Vieste, anni ’60 (B. Rudofsky, Architecture without Architects)

Testimoni della memoria collettiva e dell’identità marinara italiana, i Trabucchi sono antichi strumenti da pesca diffusi lungo le coste adriatiche di Gargano, Abruzzo e Molise, ideati dalle popolazioni locali per intercettare e catturare, restando a terra, i branchi di pesci transitanti lungo le coste (pesca “di posta”), senza andare per mare con le imbarcazioni. Evitando quindi tutti i rischi del maltempo.

Diverse sono le ipotesi circa le sue origini. Per alcuni studiosi, il nome trabucco deriva dal latino “trabs”, ovvero trave. Per altri, deriva dall’antico francese “Trabone”: un’antica macchina murale per gittare. C’è chi associa quest’invenzione ai Fenici. Chi ancora fa risalire le sue origini al 1240, negli scritti di Pietro da Morrone, rintracciandone le tracce nella descrizione del panorama sul mare. O ancora chi ne attribuisce la creazione delle prime macchine da pesca sulle coste abruzzesi al 1627, grazie all’abilità artigiana di esuli ebrei giunti dalla Francia (Pietro Cupido, 2003). Inizialmente erano solo passerelle – in legno e corde di canapa – con reti da pesca, poi si aggiunsero altri elementi costruttivi che resero, queste macchine, si belle e complesse. Le prime tracce certe e documentate della loro presenza sulle coste adriatiche sono attestate, però, solo alla fine del 1700.

Trabucco di San Lorenzo (Vieste), veduta d’insieme. Si notano i vari interventi di restauro espressi nelle diverse tonalità del legno

 

Nel tempo si assiste ad un’evoluzione tecnologica dei trabocchi. Con la costruzione della ferrovia sulla costa – ultimata nel 1863 – arrivano grandi quantità di ferrami – piastre, bulloni, dadi e riparelle – che andranno a sostituire i cordami di canapa delle giunture. Nuovi e più moderni sistemi di giunzioni e incastri, entreranno a far parte saldamente della tradizione costruttiva dei trabocchi, così come li conosciamo oggi. Anche la rete da pesca – cucita in cotone, nel passato – già dagli anni Cinquanta verrà realizzata in nylon.

Perduta ormai la loro funzione originaria, quale fonte di reddito e sussistenza per numerose famiglie (fino a 4-5 per ciascun trabucco), dagli anni 70 si è assistito ad un progressivo abbandono: ridotti a relitti, carcasse di primitivi mostri marini, ma pur sempre ricchi di significati storici, impressi nella memoria di un tempo romantico. E portatori di conoscenze tecniche e tecnologiche, del costruire, espressione di abilità manuali e intellettive. Fortunatamente, amministrazioni locali, cittadini ed associazioni, consapevoli di ciò, hanno permesso negli ultimi anni il recupero di una buona parte di queste straordinarie macchine vernacolari. Ciò è stato possibile non senza traumi per il loro spirito primordiale. La loro funzione ha infatti subito un cambiamento d’uso, da macchina da pesca a macchina al servizio del turismo balneare. Dove non ha assunto le gesta del monumento quale mezzo di valorizzazione del territorio, è sovente destinata a lauti banchetti e variegati eventi temporanei.


Caratteristiche funzionali

I trabucchi sono delle costruzioni in legno, nate come alternativa alla pesca su barca. Grazie a queste palafitte marine, è infatti possibile catturare da terra i branchi di pesce transitanti lungo le coste (pesca “di posta”), evitando le insidie del mare aperto.

Trabocco Turchino, vista dall’alto (fonte: FAI)

 

Prendiamo a riferimento il trabocco abruzzese e molisano che, come vedremo più avanti, presenta piccole ma sostanziali differenze rispetto al tipo garganico. Il sistema si caratterizza di 4 parti principali:

  • la passerella, con appoggi sul fondale (scogli e/o piano sabbioso) in acqua;
  • il reticolo stabilizzante, a livello orizzontale;
  • il piano di pesca (o piattaforma, o ponte);
  • l’apparato pescante, il più complesso, costituito dalle grandi e piccole antenne e dal sistema di stralli di controvento, oltre che dall’argano per il movimento della rete;

La passerella è un elemento sempre diverso: ogni trabucco ha la sua ed è unica. Può essere lineare o ritorta, continua o frastagliata, lunga o corta e ,a volte, persino assente (come nel tipo garganico). Collega la riva con la piattaforma immersa nelle acque, poggiandosi su pali incastrati nelle rocce o sul fondale.

L’anima e il cuore delle macchine, espressione della funzionalità dei trabucchi, è rappresentato dagli elementi dediti alla pesca vera e propria: il piano di pesca e l’apparato pescante. Sono le parti più importanti, sempre presenti. Il piano di pesca è la piattaforma rialzata dove avvengono tutti i movimenti dei trabuccolanti e che ospita anche il capanno per la rimessa attrezzi. A questo, è collegato l’apparato pescante, un sistema di cavi, reti, e carrucole, antenne ed antennine manovrate da un argano in grado di sollevare, all’occorrenza, la rete colma di pesce.

Infine, c’è il reticolo stabilizzante, quel sistema di travi e pali, che ha una mera funzione strutturale e permette la stabilità dell’intero organismo.


Tecnica costruttiva e materiali

Il trabucco è un ammasso apparentemente casuale di travi e tavole di legno, funi, corde, carrucole e leve, ordinato con grazia, che si erge come un’elegante palafitta a custode del mare, “una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simile a un ragno colossale. Proteso dagli scogli, simile a un mostro in agguato, con i suoi cento arti il Trabocco aveva un aspetto formidabile.” (Gabriele d’Annunzio, Il trionfo della morte, 1894)

Trabocco Turchino, vista a volo d’uccello (fonte: FAI)

Duttilità e leggerezza, sono le due qualità che un trabucco deve sempre avere. La costruzione deve essere duttile per poter assecondare il movimento del mare, flettendosi senza danneggiarsi. E la leggerezza è garantita dal materiale. Originariamente, infatti, tutta la struttura era in legno, con legature tra le parti in corda di canapa. Le giunture sono poi state sostituite da giunzioni metalliche come piastre, bulloni e dadi. Ed è così che oggi appaiono.

Le specie legnose arboree impiegate con più frequenza nei trabocchi molisani ed abruzzesi sono l’olmo, l’acacia e la robinia, nei trabucchi pugliesi perlopiù Pino d’Aleppo ma anche castagno e abete. (Marino, Barone, Pignatelli, 2018)

Trabucco San Lorenzo, Vieste: A sinistra, dettaglio dell’argano. A destra, giunzioni. (foto dell’autore)

 

Secondo la loro ubicazione, i trabucchi possono essere classificati in trabucchi di molo o di scoglio. In base alle caratteristiche climatiche locali, ed in modo particolare a seconda dei venti predominanti ai quali sono esposti, si distinguono trabucchi di levante o di maestrale. Un trabucco orientato a maestro o ponente (nord, nord-ovest) sarà esposto a più violente mareggiate e venti, di conseguenza, necessiterà di legni più robusti e resistenti. Uno rivolto a “levante” o “scirocco”, invece, dovrà sopportare venti e mareggiate di minore intensità e perciò può fare affidamento su legnami più “teneri”.

Trabocco Turchino: Pianta e prospetto (Per gentile concessione del Comune di San Vito Chietino)

 

Costruttivamente, il trabucco è pensato per la facile sostituzione delle parti deteriorate. L’esposizione perpetua agli agenti atmosferici, all’acqua salata e alla forza devastante del mare, è causa di forte degrado per il legno che, si sa, teme l’umidità e tanto più l’acqua di mare. Oggi è frequente l’uso di trattamenti protettivi per aumentarne la durabilità naturale. Anche le parti metalliche s’indeboliscono, andando incontro a corrosione e ruggine. “La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e un’effigie di corpo animato. Il legno esposto per anni ed anni al sole, alla pioggia,  alla raffica,

mostrava tutte le fibre,  metteva fuori tutte le sue asprezze e tutti i suoi nocchi, rivelava tutte le particolarità resistenti della sua  struttura, si sfaldava, si consumava, si faceva candido come una tibia o lucido come l’argento o grigiastro come la selce, acquistava un carattere e una significazione speciali, un’impronta distinta come quella d’una persona su cui la vecchiaia e la sofferenza avesser compiuta la loro opera crudele.” (G. D’Annunzio, “Il trionfo della morte”)

Giunzioni e collegamenti tipici dei trabocchi (da “L’ingegnere sopra e sotto il mare. La fabbrica dei trabocchi”)

Il trabucco non ambisce all’eternità, alla supremazia tecnologica, ma egli volge con discrezione verso il mare. “Non si è pretende di vincere la natura, ma con essa si è scelto di andare a patti, arrendersi e rigenerarsi però con facilità“(F. Laner)


Trabucco garganico vs trabocco abruzzese

Il trabucco, come abbiamo già accennato in precedenza, presenta differenze estetiche e tecnico-costruttive a seconda della sua ubicazione territoriale. Possono sostanzialmente identificarsi due tipologie di macchine da pesca: il tipo garganico e quello abruzzese. Il primo è diffuso perlopiù sulla costa nei pressi di Vieste, il secondo è invece una presenza caratteristica della costa teatina, tra Ortona e Vasto, in provincia di Chieti.

A sinistra: Trabocco Turchino, San vito Chietino (CH). A destra, Trabucco di San Lorenzo, Vieste (FG).

 

La prima, evidente differenza, che appare ad uno sguardo fugace, è nell’estetica della struttura. La costa Teatina, della provincia di Chieti, in Abruzzo, che ospita la quasi totalità dei trabocchi, è caratterizzata da fondali bassi e sabbiosi misti a scogliere: per raggiungere i fondali pescosi è necessario allontanarsi dalla riva. Per il trabocco abruzzese è essenziale, perciò, avere una lunga passerella di accesso alla piattaforma, sospesa sul mare. Il Gargano, viceversa, è un promontorio a picco sul mare, caratterizzato da scogliere alte e fondali profondi, già in prossimità della riva. Il trabucco garganico, di conseguenza, si adagia saldamente sugli scogli puntando le antenne in direzione degli abissi. Questi caratteri morfologici del territorio hanno perciò prodotto due soluzioni diverse per rispondere alle specifiche problematiche locali.

Differenze trabucco garganico e abruzzese (elaborazione dell’autore)

 

Altro, importante elemento, che contraddistingue i due tipi è conseguenza del primo. Il trabucco garganico, essendo installato a riva – rialzato su una scogliera -, può essere, ad essa, ancorato. E infatti, altro elemento identitario del tipo pugliese, sono gli Stralli. Ovvero una pluralità di paletti lignei conficcati al suolo, poco distanti dalla piattaforma, a cui si collegano con cavi e tiranti metallici, uniti alle antenne, pali e travi della macchina pescatoria e che funzionano da controventamenti.  A volte, poi, presenta una coppia di argani per la manovra delle reti, invece di averne uno solo.

Stralli del trabucco di San Lorenzo, Vieste (foto dell’autore)

 

Le specie legnose adoperate per la costruzione, sono quelle disponibili localmente nella regione. Così in Abruzzo abbiamo pino, acacia, robinia e olmo. Le coste del Gargano ospitano numerose foreste di Pino d’Aleppo, che cresce rigoglioso sulle sue ripide falesie. I trabucchi, di conseguenza, erano e sono fatti principalmente di legno di pino, oltre a castagno e, in misura minore, abete.

Vieste vista dalla cabina del “Trabucco di San Lorenzo” (foto dell’autore)

 

Il Pino d’Aleppo, che cresce floridamente in tutto il bacino del mediterraneo, è caratterizzato dall’avere un maggior contenuto di resina rispetto agli altri pini. Il legno, pesante, resistente e durevole, viene utilizzato  per costruzioni edilizie e opere navali; dalla corteccia si estraggono tannini per la concia delle pelli e sostanze coloranti per le reti da pesca.


Conservazione, restauro e trasmissione dei saperi

I trabucchi sono delle straordinarie macchine da pesca, espressione della cultura e tradizione di un popolo fortemente legato all’attività marinara come fonte di sussistenza ed economica. Manufatti che incarnano sapientemente lo spirito del luogo, attraverso l’uso di materiali locali e semplicità tecnico-costruttiva abilmente tramandata di generazione in generazione, di padre in figlio.

Trabocco Mucchiola, costa abruzzese, primi anni del ‘900

Sono una testimonianza storica dell’identità popolare marinara, vanno perciò salvaguardati come tesori preziosi. La riscoperta di questa peculiare eredità architettonico-culturale ha indotto diversi Enti territoriali ad avviare  azioni di tutela e di recupero. La Regione Abruzzo già dal 1994 ha emanato leggi ad hoc, la Puglia ci è arrivata solo nel 2015. A tal proposito, la Regione Puglia si è espressa con la legge regionale nr.2 del 27 gennaio del 2015 che all’art. 1 recita “La Regione Puglia riconosce i trabucchi storici ubicati lungo la costa pugliese, come definiti all’articolo 2, comma 1, quali beni patrimoniali di grande valenza identitaria e paesaggistica da salvaguardare, valorizzare, recuperare o ripristinare“.

Trabucco di San Lorenzo, Vieste. A sinistra le travi in legno, pronte per essere montate. A destra, un trabuccolante all’opera.

Per la loro tutela in quanto espressione della memoria storica collettiva e salvaguardare i segreti tecnico-costruttivi custoditi dai pochi trabuccolanti (o trabucchisti) ormai rimasti, si sono costituite diverse associazioni. In Abruzzo opera la GAL Costa dei Trabocchi, società costituita da enti pubblici, privati e associazioni di categoria riuniti insieme. Nel Gargano, è nata la Onlus “La Rinascita dei Trabucchi Storici”, che opera in una duplice direzione. Da una parte si occupa della conservazione, manutenzione e restauro delle vetuste macchine pescatorie; dall’altra diffonde conoscenza e informazione, sensibilizzando la popolazione tutta, sul valore del patrimonio storico dell’identità marinara locale, anche attraverso la costituzione di un’accademia che si occupa di conservare quelle conoscenze e abilità del costruire, trasmettendolo dai vecchi maestri alle future generazioni. Un’eredità preziosa, che in questo modo non va perduta.

Trabuccolanti al lavoro (fonte: La rinascita dei trabucchi storici, onlus)

 

Ad oggi, numerosi sono gli interventi di restauro o ricostruzione già terminati. Dopo anni di incuria e abbandono, finalmente per i trabucchi si intravede un destino luminoso che ambisce, forse, all’etern

ità.

Trabocco di Punta Aderci, Vasto (CH)

Concludiamo il nostro viaggio, dedicato all’esplorazione dell’architettura vernacolare tipica delle coste abruzzesi e pugliesi, con una suggestiva e fiduciosa immagine, evocata dai versi di Dacia Maraini…Cosa ci dicono infine questi trabocchi sorpresi nel loro lirico incanto? Che l’opera umana è sempre macchinosa e fragile, basta un soffio per distruggerla. Ma proprio la sua fragilità è anche la ragione della sua resistenza: un poco sopra le onde, un poco sotto le nuvole, la “grande macchina pescatoria” sta a simbolizzare la patetica eppure grandiosa capacità dell’essere umano di credere nel futuro nonostante l’amarezza e la piccolezza del suo destino.”

Trabocco di Punta Aderci (Ph. Alberto Paolucci)

 

Bibliografia:

ilcarpentiere

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